“Jezabel” di Irène Némirovsky

“Jezabel” di Irène Némirovsky

Vorrei parlarvi di “Jezabel”, un altro romanzo di Irène Némirovsky

Care amiche lettrici, cari amici lettori,

l’altro giorno, sistemando la libreria, ho trovato questo romanzo di Irène Némirovsky, che temevo di aver perso qualche anno fa durante il trasloco. L’essermi resa conto di non avere sotto controllo la collocazione di tutti i miei amati libri, insieme al fatto che stanno crescendo esponenzialmente di numero, mi ha portato a riflettere sulla necessità di rimettere un pò in ordine. Approfitterò delle imminenti ferie natalizie per sistemare la libreria e impostare un sistema di catalogazione. Chiusa la parentesi “riordino libresco”, vorrei parlarvi di un altro capolavoro di questa eccezionale scrittrice nata a Kiev e naturalizzata francese, che sta diventando senza dubbio una delle mie preferite (e della quale vi proporrò a breve un’altra recensione).

Il culto ossessivo della bellezza incarnato nel personaggio di Gladys Eysenach 

“Jezabel” inizia nel 1934 a Parigi, in un’aula di tribunale. L’ imputata, Gladys Eysenach è accusata dell’omicidio di un giovane uomo, Bernard Martin, che si suppone essere il suo amante. Condannata ad una pena tutto sommato lieve, cinque anni, Gladys viene accompagnata in carcere, mentre la narrazione prosegue con il racconto, a ritroso, della vita della protagonista, portandoci infine a scoprire il reale motivo per cui Bernard è stato ucciso. Gladys Eysenach, nata Burnera, è una donna dal fascino straordinario, capace di ammaliare gli uomini e provocare una violenta gelosia nelle donne. Ossessionata dal culto della propria bellezza, Gladys rifiuta di invecchiare e sacrifica tutto, persino l’amore e l’affetto, all’immagine di giovinezza che tenta di ricreare faticosamente, facendo ricorso a belletti, massaggi e inganni squisitamente femminili.

“Voi non invecchierete mai, perché avete cominciato a prendervi cura della vostra bellezza quando era ancora intatta”, diceva Carmen Gonzalès mentre massaggiava i fianchi snelli e perfetti di Gladys. Ma a Gladys questo non bastava: non le interessava la bellezza fragile, patetica, minacciata dalla maturità; aveva bisogno dello splendore, del trionfo insolente della vera giovinezza.

Amante del giovane e aitante conte di origine italiana, Aldo Monti, la signora Eysenach conduce un’esistenza futile, scandita da balli, ricevimenti mondani ed espedienti atti a nascondere gli impietosi segni del tempo che scorre. A Gladys non interessa circondarsi di uomini giovani per divertimento e denaro, desidera realmente essere adorata e non riesce a fare a meno del gioco della seduzione.

“Siete terribilmente donna, Gladys.” “Perché? Non vi accontentate mai di intuire, esigete di sapere”.

Jézabel:un richiamo alla tragedia classica francese di Racine 

Quando sulla scena appare improvvisamente il personaggio di Bernard, la tragedia in cui ha perso la vita l’unica figlia di Gladys, Marie-Thèrese, riemerge violentemente dal passato, quel passato che la donna ha sempre celato affinché non rivelasse la sua vera età. Gladys, appare agli occhi di Bernard, mosso da un odio viscerale nei suoi confronti, come la “Jèzabel”*, che nell’ultima tragedia di Racine (L’Athalie, del 1691) compare, come un’ombra, in sogno alla figlia Atalia.

“Ha poi parlato di questa visita con Bernard Martin? Si, l’h incontrato quella sera stessa in un locale di rue Vavin. Eravamo un pò brilli, credo…Gli ho detto: “Be’, caro mio, ti tratti bene…” insomma, le cose che si dicono in questi casi. Lui ha riso. Aveva un’espressione molto cattiva quando rideva. Ho persino pensato: “Un giorno questa donna se la vedrà brutta. Invece è stato lui  che “se l’è vista brutta”, come dice lei…E che cosa ha risposto?” “Mi ha recitato il sogno di Athalie, signor presidente”. “Che cosa?” “Mia madre Jezabel mi si è dinnanzi mostrata…É Racine, no?”

(*La figura di Jèzabel è tratta a sua volta da Gezabele, citata nell’Antico Testamento: figlia del re di Sidone, va in sposa al re Acab di Israele, portando con sé nella terra del marito il culto di Ba’al, praticato in terra fenicia. Donna bellissima e coraggiosa, ma spietata con i nemici, troverà un fine tragica, divorata dai cani, come profetizzato da Elia).

La Némirovsky descrive figure femminili frivole e anafettive 

Non voglio addentrarmi troppo nei dettagli perché, altrimenti, vi priverei del gusto della lettura di questo bellissimo romanzo. La Némirovsky é molto brava nel delineare figure femminili odiose, prive di qualsiasi umanità e tatto, concentrate solo sulla conservazione di quella bellezza che, in una società fortemente misogina, costituiva per le donne l’unica forma di riscatto. Nella figura di Gladys si ritrovano i tratti della madre di Irène, Fanny, donna senza alcun istinto materno, distaccata e schiava  di una vita alto-borghese, incentrata su rigide convenzioni e crudeli apparenze. Il mito dell’eterna giovinezza, da mantenere a ogni costo, viene trattato dalla Némirovsky con una scrittura, sempre fluida e potentissima, contente tutta la rabbia verso la propria madre, che in realtà è anche uno sfogo contro un’intera generazione di donne, percepite come frivole e vanitose, vuote nella mente e nell’animo, colpevoli di privare i giovani della gioia che meriterebbero, come si evince dalle parole di Bernard.

Confondeva nello stesso odio Gladys, la madre di Laure e tutti quelli che tenevano stretti i loro soldi, le loro posizioni la loro felicità lasciando ai figli solo miseria, disperazione, morte.

Il conflitto tra genitori e figli è ricorrente nei romanzi della Némirovsky

Come ho già sottolineato nella recensione sul romanzo “I doni della vita”; trovo straordinaria la capacità della Némirovsky di analizzare il conflitto, che si verifica inevitabilmente tra padri e figli o, come in questo caso, tra madri e figlie, accentuato da un mondo in cui l’affetto e il dialogo in famiglia non erano contemplati. Ricordiamo che si trattava di un epoca, i primi del Novecento,  in cui bambini delle famiglie benestanti finivano per legarsi più alla tata, con cui passavano la maggioranza del tempo, che alla propria mamma, e figure come Gladys/Fanny non dovevano essere così rare.

La vendetta di una figlia contro la madre 

Alla perfida superficialità del sogno a cui si aggrappa disperatamente Gladys, viene sacrificato il bisogno di essere donna, di vivere liberamente la propria vita e la propria femminilità di Marie-Thérèse, il cui gesto disperato si rivela un’estrema vendetta e un ribellione nei confronti della madre. La scena della morte della figlia di Gladys è descritta con un’intensità unica e resa ancora più drammatica dall’ostinazione di Gladys, per un attimo quasi in procinto di prendere in braccio il neonato, ma che subito inorridisce all’idea di diventare nonna, lei che è “ancora bella”.

“Sai che l’idea di vederti madre e, di conseguenza, odiosamente, vergognosamente donna, mi è insopportabile e per punirmi di aver ritardato il tuo matrimonio ti ostini a fare la tua infelicità. Perché è quello che fai: la tua infelicità! Te ne accorgerai più tardi”. “Può darsi” disse Marie-Thérèse chinando il capo ” ma non sto pensando a me…Vi sembra strano, vero, che si possa non pensare a se stessi? …Voglio che mio figlio viva e sia felice, quanto a me, non ho paura di niente, sono pronta a tutto…”. “Lo pensi adesso, vedrai più tardi…”. “Credete che diventerò come voi? Oh mai, mai…Mi parlate con dolcezza, ma pensate solo a voi stessa. Che di voi, Gladys Eysenach, si dica che siete l’età di avere dei nipotini, di essere nonna …ecco quello che non potete sopportare! Non potete neppure sentirla senza rabbrividire, quella parola” disse fissando Gladys.

Un’autrice che vi consiglio assolutamente 

Irène Némirovsky è una di quelle autrici in grado di sondare in profondità, con raffinatezza e lucidità, l’animo umano, nella sua dimensione sociale così come in quella più intima, e trascorrerei ore a leggere i suoi romanzi. Non posso che concludere, consigliando la lettura di “Jezabel”, un racconto di grande forza emotiva, in cui ritroviamo alcuni dei temi ricorrenti delle opere della Némirovsky.

Arrivederci al prossimo post.

Scheda del libro

Titolo: “Jezabel”

Titolo originale: “Jézabel”

Autore: Irène Némirovsky

Anno di pubblicazione: 1936

Lingua originale: francese

Edizione nella foto: Gli Adelphi

Genere: narrativa

Consigliato: sì

 



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