“Il giardino di Amelia” di Marcela Serrano

“Il giardino di Amelia” di Marcela Serrano

Care amiche lettrici, cari amici lettori,

ho appena concluso la lettura di questo romanzo dell’autrice cilena Marcela Serrano, una delle più importanti voci della letteratura sudamericana contemporanea.

Gli anni oscuri dittatura cilena 

Non sono sicura che “Il giardino di Amelia” mi sia davvero piaciuto, nonostante l’ambientazione e il tema trattato mi interessino moltissimo. Il racconto si svolge in Cile, durante il periodo della dittatura di Pinochet (1973-1990). Come è tristemente noto, in questi anni, sono state imprigionate, torturate e uccise migliaia di persone per mano del regime, senza che esistessero validi capi di accusa e senza che le famiglie venissero informate della detenzione. Uomini e donne, considerati “scomodi”, venivano arrestati con l’imputazione generica di “attività sovversiva contro il governo” e molti di loro scomparivano nel nulla, senza che amici e parenti potessero intervenire. Il fenomeno dei desaparecidos non ha coinvolto solo il Cile, ma anche la vicina Argentina, dove il coraggio delle madri, e delle nonne, di Plaza de Mayo ha contribuito nel fare luce su una delle più tragiche vicende del XX secolo.  Amelia è una delle tante vittime della sanguinaria dittatura cilena, per la quale il semplice sospetto costituiva già di per sé una dichiarazione di reato. Una parola, una considerazione o un’amicizia sbagliata, potevano essere sufficienti per essere catturati e sottoposti a indicibili torture come le scariche elettriche sui genitali o l’estirpazione delle unghie.

Una storia di fiducia tradita e di ricerca del  perdono

La storia si apre nel 2005 a Santiago del Cile con la morte della protagonista e prosegue a ritroso, raccontando i fatti svoltisi vent’anni prima alla Novena (“è la nona parte di un’antica proprietà agricola), la tenuta appartenuta per generazioni alle donne della famiglia di Amelia. Il lettore viene quindi portato indietro nel tempo, precisamente nel 1985 – in piena dittatura – , quando il giovane studente Miguel Flores viene condannato al confino, per aver partecipato ad una manifestazione.

Fu così che Miguel Flores venne a conoscenza della sua condanna. Definizione della Real Academia Española: Confino: pena temporanea o perpetua da scontarsi in un luogo designato dal governo. Altri dizionari: trasferimento del condannato in un luogo abitato del territorio della Repubblica con il divieto di uscirne, pur mantenendo la libertà. O anche: trasferimento obbligato di una persona in un luogo diverso dalla residenza abituale, per un periodo di tempo definito da disposizioni amministrative o giudiziarie. Firmò il verbale. “Ha capito bene i suoi obblighi?” gli chiese lo sbirro responsabile del comando, dopo avergli letto con voce acuta e arrogante, incespicando nelle parole, una sfilza di disposizioni scritte su carta intestata del governo del Cile. Sì, disse fra sé più tardi Miguel Flores, non c’è mica tanto da capire. Non sono autorizzato a uscire dopo le dieci di sera, né prima delle sette di mattina. Posso spostarmi soltanto all’interno della valle. Devo andare a firmare ogni giorno giù al comando dei carabinieros. A cibo e alloggio ci devo pensare io. Non posso lavorare da nessuna parte ne posto di confino. Devo avvisare in caso di malattia. Bene.

Esiliato in una terra desolata, nei pressi di Santa Amelia,  Miguel si ritrova a vivere in una baracca, in condizioni miserabili e senza aver contatto con anima viva. L’isolamento di Miguel finisce quando stringe amicizia con Doña Amelia, un’abbiente sessantenne di nobili natali, proprietaria dell’appezzamento di terreno confinante con la casupola fatiscente dove il ragazzo alloggia. Tra i due si crea un legame, la cui vera natura si apprenderà solo alla fine del libro, reso più intenso dalla presenza di Miguel alla Novena; Amelia si offre infatti di ospitarlo, per aiutarlo e anche per godere lei stessa delle compagnia di un giovane intelligente e affascinante. Nonostante l’affetto della donna appaia sincero, Miguel nutre un secondo fine e le sue considerazioni  iniziali su donna Amelia contengono tutta la rabbia e l’invettiva verso una classe sociale, quella dei ricchi latifondisti cileni, considerati oppressori del popolo e collaborazionisti dell’odiato regime. ll tempo trascorso insieme  e le lunghe conversazioni (in particolare sulla letteratura vittoriana, di cui Amelia è una grande estimatrice)  riveleranno, però, a Miguel una persona molto diversa dalla figura borghese che si era immaginato. La sincera ammirazione che inizia a provare nei  suoi confronti rende ancora più crudele il gesto del tradimento.

Le cose si mettono male, cavolo. Lei è per la democrazia, non c’è storia. Non è una vecchia reazionaria come l’avevo descritta il primo giorno ai miei compagni. A essere sinceri, di fascista non ha proprio niente. Anche il suo modo di difendere i confinati è politico, non solo umanitario. Perché lei li difende sul serio. 

Quando la polizia scopre la santabarbara che Miguel, in accordo con i suoi complici, ha nascosto nella tenuta, Amalia viene arrestata, mentre Miguel riesce a scappare in Europa, dove vivrà ricordando sempre Amelia e i suoi preziosi insegnamenti.  Molti anni dopo, in preda al rimorso, Miguel contatta Sybil, la cugina inglese di Amelia, che gli racconterà delle torture e della sofferenza subite nel carcere cileno, dalle quali Amelia non si è mai del tutto ripresa.

A volte mi domando perché si accanissero tanto contro di me, parlo dei torturatori. Davvero non mi credevano? Davvero pensavano che fossi un’estremista di sinistra impegnata nella lotta armata? In valle la gente parlò. Che ero la sua complice. Qualcuno non mi avrà perdonato di averlo preso sotto la mia protezione. Chissà cosa faranno detto. Se non fossero intervenuti i poteri forti, sarei ancora nelle mani di quegli assassini? Quel tormento. Quell’agonia. ho oltrepassato irreversibilmente la linea che mi colloca tra gli sventurati della terra.

Miguel, che puntualmente ha inviato una camelia bianca alla Novena, nell’anniversario dell’arresto di Doña Amelia, decide quindi di tornare in Cile, per cercare una sorta di perdono e di espiazione.

Mi ha colpito la storia, meno la scrittura della Serrano 

La trama del romanzo mi ha ovviamente catturata ed è, in effetti, un romanzo che  fa riflettere sulle condizioni di vita nel Cile di Pinochet, dove l’uso sistematico della tortura e delle sparizioni aveva lo scopo di ammonire la popolazione e impedire qualsiasi forma di dissenso o ribellione.  Viene spontaneo pensare ai libri di un’altra famosissima scrittrice cilena, Isabel Allende. Ho amato quasi tutti i romanzi dell’Allende, per cui ho pensato di provare a leggere qualcosa di Marcela Serrano.  La storia è molto bella, forse il finale tende ad essere eccessivamente “romantico”, ma rende l’dea che il perdono sia un passo necessario, imprescindibile, per riconciliarsi con il passato e trasmetterlo alle nuove generazioni . Talvolta non mi ha entusiasmato il linguaggio volgare di Miguel (personaggio, nel complesso, poco gradevole), infarcito di parolacce, e, in generale, devo dire che la scrittura della Serrano non mi fa impazzire.

Il giardino di Amelia

Proprio perché si tratta di un romanzo che non riesco a giudicare con precisione (mi ha colpito il racconto, ma non mi convince lo stile), mi farebbe molto piacere conoscere  le opinioni  di chi lo ha letto. Per cui scrivetemi e commentate la mia recensione su “Il giardino di Amelia”, il cui titolo deriva dal bellissimo giardino della Novena, in cui la protagonista coltiva le “sue” camelie.

Se arrivavi alla Novena di mattina, avresti immediatamente notato la stretta relazione tra la sua proprietaria e le piante, il giardino era il suo laboratorio o santuario sempre con a fianco il Nene, un silenzioso contadino avanti negli anni che parlava una lingua che solo i fiori capivano, e le cui mano esercitavano una sorta di magia su ogni rosa triste o avvilita, su ogni fiori di glicine che si ostinasse a non spenzolare come si deve dal pergolato, su ogni gelsomino che si aggrovigliava su se stesso – sono coì profumati i gelsomini, ma sporcano tanto, si lamentava Amelia-, insomma su qualsiasi laurottino, giglio o veronica. (La pazienza, Miguel, è la madre del giardinaggio, bisogna vere tanta pazienza Come per fare la rivoluzione, aveva risposto lui, con un sorriso malizioso.) Appartate – eleganti, orgogliose dei loro privilegi -, le camelie ricevevano un trattamento speciale, sul fianco del lungo porticato con i mattoni a vista, vicino alla panca di legno all’uscita della camera da letto padronale, dove ogni sera Amelia beveva il suo calice di vino bianco. Non troppo sole né troppa ombra, per loro. Erano le sue camelie, bianche, rosa, fucsia.

Arrivederci al prossimo post.

Scheda del libro

Titolo: “Il giardino di Amelia”

Titolo originale: La Novena

Autore: Marcela Serrano

Anno di pubblicazione: 2016

Lingua originale: spagnolo

Edizione nella foto: Universale Economica Feltrinelli

Genere: narrativa

Consigliato: Nì

 

 



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