“L’amore in un clima freddo” di Nancy Mitford

“L’amore in un clima freddo” di Nancy Mitford

L’ultimo libro del 2018 è “L’amore in un clima freddo” di Nancy Mitford

Care amiche lettrici, cari amici lettori,

ho deciso di concludere il 2018, un anno che tutto sommato si è rivelato abbastanza positivo (a parte la comparsa di un odioso eczema, che mi sta tormentando), in compagnia di un libro di Nancy Mitford, L’amore in un clima freddo (titolo perfetto per la stagione!).

Regalare un libro è sempre un ottima idea

Colgo l’occasione per ringraziare la mia cara amica Vitty (in arte @paoelimao) che me lo ha regalato. Grazie due volte: una per il pensiero – non mi stancherò mai di ripetere che un libro è sempre un dono gradito – e l’altra per avermi fatto scoprire un’autrice che non conoscevo.

Adelphi non sbaglia una copertina

Una menzione a parte merita la splendida copertina dell’edizione Adelphi, perfetta per realizzare fotografie di grande impatto visivo.

Un tuffo nell’alta società inglese tra lusso e decadenza

Passiamo finalmente a parlare del romanzo. La Mitford ci conduce all’interno del mondo glamour e decadente dell’alta società britannica, a cavallo tra gli anni Venti e Trenta. Si tratta di una realtà che la scrittrice conosceva molto bene, proveniendo lei stessa da una famiglia aristocratica ed essendo cresciuta nella campagna inglese, come Polly e Fanny, le due amiche protagoniste del romanzo.

“The Mitford sisters”

Le sei sorelle Mitford, figlie del Barone Redesdale, conosciute come “The Mitfords Sisters”, erano infatti ragazze ricche, belle e alla moda e occupavano spesso le pagine dei rotocalchi e delle riviste patinate, in particolare per le loro idee politiche contrastanti. Diana e Unity erano apertamente fasciste e negli anni Trenta divennero note per la loro vicinanza a Hitler; Jessica veniva invece chiamata “la comunista”, mentre Nancy abbracciò sempre idee socialiste moderate.

La famiglia Hampton

In questo romanzo, la cui voce narrante è la tranquilla e dimessa Fanny, vengono svelate le vicende private di una famiglia aristocratica, i Montdore: i personaggi principali sono Lord e Lady Montdore e la loro unica figlia Leopoldina, chiamata da tutti Polly.

Lady Montdore non aveva forse in vista qualcosa di di veramente grandioso, quando aveva deciso di chiamarla Leopoldina? Quel nome non aveva forse un sentore regale?, quasi da Coburgo, che un giorno poteva rivelarsi decisamente appropriato? Non evocava forse il sogno di una cattedrale, di un altare, di un arcivescovo, di una voce che dichiarava: “Io Albert Edward Christian George Andrew Patrick David prendo te, Leopoldina?” Non era un sogno impossibile. D’altro canto nessun nome poteva essere più schiettamente inglese, più semplice e modesto di “Polly”.

Nella grande residenza dei Montdore, Hampton, abita anche lo zio di Polly, Boy Dougdale, un uomo ambiguo, descritto spesso in maniera negativa dalla narratrice, da cui viene chiamato l’ “Oratore Osceno”. Il soprannome gli deriva da presunti giochi sessuali che avrebbe fatto con Linda, la cugina di Fanny, mentre queste erano ospiti a Hampton.

L’Orarore Osceno era Bob Dougdale. I figli dei Radlett gli avevano affibbiato quel soprannome dopo che aveva tenuto una conferenza al circolo femminile di zia Sadie. La conferenza, a quanto pare (io non c’ero) era stata molto noiosa, ma quel che più tardi l’Oratore aveva fatto a Linda e Jassy era stato tutt’altro che noioso.

L’amore in un clima freddo

Lady Montdore, donna energica e volgare, tiene il marito e la figlia sotto la propria estenuante influenza e, dato che Polly, nonostante la bellezza e la grazia di cui è dotata per natura, non trova nessun corteggiatore, comincia a farle insistentemente frequentare balli e occasioni mondane. I rapporti tra madre e figlia, specialmente in relazione al tema del matrimonio e dell’innamoranento, dal quale Polly sembra immune, si fanno sempre più tesi. Lady Montdore non si capacita di come una giovane possa non provare certi sentimenti (concessi e caldeggiati dai genitori, se poi incanalati verso il giusto matrimonio) mentre Polly, dal canto suo, non capisce come le debuttanti inglesi possano essere così fissate con l’amore. In India, dove aveva vissuto prima, era normale parlarne sempre, ma aveva sperato che in un “clima freddo”, come quello inglese, le cose potessero andare diversamente.

…”La cosa che davvero mi incuriosisce sul debutto in Inghilterra è l’amore. Tutti hanno storie d’amore? È l’unico argomento di conversazione?” Fui costretta ad ammettere che era così. “Oh accidenti, ero sicura che lo avresti detto….Succedeva anche in india, naturalmente, ma credevo che magari in un clima freddo…Ad ogni modo non dire niente alla mamma, se te lo chiede. Fa’ finta che le debuttanti inglesi siamo indifferenti all’amore. È furiosa perchè non mi innamoro mai di nessuno; non fa altro che prendermi in giro. Ma non serve a niente, perché se non succede non succede. Alla mia era mi sembra più normale non innamorarsi.”

Lo scandaloso matrimonio tra Polly e lo zio Boy

Il romanzo continua con la descrizione del rapporto difficile tra Polly e la madre, fino a quando la giovane non annuncia, tra il grande stupore di tutti, di voler sposare lo zio Boy (in realtà uno zio acquisito), del quale è segretamente innamorata da anni. Lady Montdore, che aveva sperato in un’unione migliore per la figlia e che era stata a sua volta l’amante di Boy, si oppone strenuamente alle nozze. Quando il matrimonio, che dall’inizio viene descritto come “deprimente”, viene celebrato, la nobildonna si allontana e da qual momento inizia per lei una fase di crollo, in cui lega in modo particolare con Fanny (ormai moglie di un professore e sistematasi a Oxford), che diventa – quasi costretta – la sua dama di compagnia.

Entra in scena il vulcanico Cedric

Sarà solo l’arrivo dell’eccentrico e vulcanico Cedric Hampton a portare un po’ di cambiamenti. Il giovane nipote di Lord Montdore, cresciuto nella colonia della Nuova Scozia, è diventato l’erede ufficiale della fortuna dei Montdore, dopo che Polly è stata cancellata dal testamento, a causa della scelta di sposare Boy. Cedric, chiaramente omosessuale (“un’esteta, un invertito”), finirà per contagiare Lady Montdore con la sua voglia di vivere e la spingerà a prendersi cura della propria bellezza e femminilità, generando nella donna una metamorfosi impensata.

Dal momento stesso in cui i Montdore posarono gli occhi su di lui divenne impensabile che Cedric si fermasse a Hampton solo quindici giorni: era chiaro che non se ne sarebbe andato mai più. Entrambi lo presero a cuore e lo amarono, praticamente da subito, più di quanto amassero Polly da anni, cioè da quando era nata.

La Mitford descrive un mondo ambiguo 

Ho letto questo libro in un giorno, l’ho praticamente divorato, perché devo dire che mi sono lasciata coinvolgere dalle descrizioni relative ai balli e agli usi e costumi dell’epoca. Mi ha colpita molto, ed è forse il principale intento critico della scrittrice, scoprire come il “bel mondo”, fatto di titoli blasonati, di eleganza e di buone maniere, nasconda, nel suo profondo e intimo vissuto, una sfera di lascivia, di decadenza e immoralità, giustificata e giustificabile, a patto che non travalichi il confine delle apparenze.

Le madri insegnavano alle figlie come trovare un buon partito 

In certi passaggi, nelle descrizioni delle scene di ballo, in cui le ragazze avevano il compito di cercare un buon partito da sposare, e nella relazione tra Polly, una ragazza splendida ma in fondo apatica e sciocca, poiché cresciuta con pochi stimoli, e Lady Montdore, una madre egoista, interessata più al prestigio sociale che al benessere della figlia, questo libro mi ha ricordato il romanzo “I doni della vita” di Irène Némirovsky (cliccate qui per leggere la recensione), scritto e ambientato in Francia più o meno nella stessa epoca del libro della Mitford.

La Mitford svela in modo arguto i segreti dell’high society 

Nancy Mitford scrive in modo molto arguto e è in grado di rendere in modo quasi comico, con uno humor tutto inglese, delle situazioni grottesche e spesso ridicole, in cui gli aristocratici vengono presentati come figure caricaturali, ormai appartenenti a un mondo in declino. Non siamo ai livelli di profondità della Némirovsky, maestra nel delineare sentimenti e cambiamenti sociali, ma devo ammettere che L’amore in un clima freddo offre un affascinante spaccato di un’epoca, in cui i rapporti familiari e personali erano concepiti in modo molto più rigido di oggi, anche se tale rigore spesso, nei fatti, non corrispondeva ad una condotta morale irreprensibile, come i personaggi di questa storia ci dimostrano.

Critica e autocritica

Nancy Mitford, non ha scritto solo vari romanzi sull’high society inglese a lei contemporanea, ma si è dedicata anche alla stesura di biografie storiche, come quella di Madame de Pompadour. Quando nel libro, accusa Boy di eccessivo snobismo perchè si diletta a studiare la genealogia dei nobili, la Mitford prende ironicamente in giro se stessa. In fondo, come dicevo all’inizio, anche lei faceva parte di quella società, diventata il soggetto principale della sua produzione letteraria (di cui citiamo La moglie inglese o Non dirlo ad Alfred).

Conoscete Nancy Mitford? Mi consigliate altri suoi romanzi?

Arrivederci al prossimo post

Scheda del libro

Titolo: “L’amore in un clima freddo”

Titolo originale: Love in a cold climate

Anno di pubblicazione: 1949

Autore: Nancy Mitford

Lingua originale: inglese

Edizione nella foto: Adelphi

Genere: narrativa

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