“Generazione Isis” di Olivier Roy

“Generazione Isis” di Olivier Roy

Care amiche lettrici, cari amici lettori,

oggi vi propongo la recensione di “Generazione Isis. Chi sono i giovani che scelgono il Califfato e combattono l’Occidente”, un saggio molto interessante e di grande attualità, scritto da Olivier Roy nel 2016. Roy ripropone in queste pagine la tesi, già esposta nei suoi precedenti saggi Global Muslim (2003) e La Santa ignoranza (2008) dell’ “islamizzazione della radicalità”. Prendendo spunto dalle parole del collega Alain Bertho (che parla di “islamizzazione della rivolta radicale”), il sociologo francese propone una chiave di lettura diversa rispetto a chi sostiene l’idea che esista un Islam “radicale”, in opposizione ad una sua controparte più “moderata”. Secondo Roy, non ha senso discutere in questi termini, in quando ad essere “radicale” o “moderata” non è una religione di per sè, quanto la religiosità, ovvero la percezione che i credenti hanno della fede e della sua pratica. Il radicalismo, secondo Roy, e qui risiede la portata sconvolgente della sua tesi, è un fenomeno, che pur inserendosi perfettamente nella logica dell’Isis, trova le sue motivazioni più profonde in un conflitto generazionale.

Tale formula, lungi dall’esonerare l’Islam da ogni responsabilità, si propone di comprendere le ragioni per cui i giovani scontenti abbiano potuto trovare nell’Islam il paradigma della loro rivolta assoluta.

Attraverso il ricorso all’escatologia del sacrificio, la morte come unica forma di salvezza e purificazione, l’Isis trasforma i giovani “losers” delle banlieues in eroi che riscattano, attraverso il suicidio “religioso”, le proprie colpe e quelle dei genitori.

La dimensione generazionale è centrale: i giovani rifiutano l’autorità dei genitori e il loro Islam.

Se da un lato si parla di scontro tra generazioni, in cui la generazione più giovane (la maggioranza dei terroristi moderni sono figli di immigrati, spesso di seconda generazione, mentre una minima parte sono convertiti) accusa la precedente di non praticare la giusta fede, dall’altro lato, siamo di fronte a giovani, vittime di una profonda inquietudine personale. La figura del born again, del musulmano vissuto nel peccato e poi “riconvertitosi” alla fede di origine, ritorna in molti dei terroristi moderni, come i fratelli Abdelsalam.

Il rapporto tra le generazioni si ribalta: il figlio muore facendo (ti)nascere i propri genitori.

La religione, nella sua forma più violenta e manipolata, subirebbe quindi un processo di radicalizzazione, che trae da questo disagio giovanile un elemento da sfruttare a proprio vantaggio. L’Isis, ed questo forse il più grande elemento di novità, si rivolge ai fratelli e alle sorelle in armi, usando canali di comunicazione efficaci, come i social media, e offre loro una forma estrema di ribellione, dal mondo reale, dai genitori e da un’esistenza insoddisfacente.

L’Isis non ha inventato il terrorismo ma ha attinto ad una riserva già esistente. La sua abilità è stata quella di offrire ai giovani volontari la costruzione narrativa all’interno della quale possono realizzarsi. Se poi altri volontari votati alla morte, che siano psicopatici o ribelli senza causa, che non hanno motlo a che fare con la causa dell’Isis, si appropriano di una nazzazione in grado di conferire alla loro disperazione una dimensione planetaria, tanto meglio per il califfato.

Vi consiglio la lettura di “Generazione Isis”, in quanto gli attentati, avventuti negli ultimi anni in Francia, in Belgio, in Inghilterra e in Germania ci hanno posto di fronte all’urgenza di capire e di fornire delle risposte. Rispetto al terrorismo arabo degli anni ‘70, il terrorismo moderno ha elaborato una precisa strategia della morte, in cui ogni elemento è sacrificabile alla causa.

L’elemento di novità, invece, risiede nell’associazione si jihadismo e terrorismo con la ricerca deliberata della morte.

Cercare di comprendere perchè a subire la fascinazione dell’odio e della violenza siano i ragazzi e le ragazze, cresciuti in seno alla tollerante Europa, dove in realtà la secolarizzazione ha finito di fatto per produrre i germi di una nuova forma di “islamizzazione del radicalismo” (seguendo la tesi di Roy) è doveroso. Penso che sia molto importante il punto in cui  Roy afferma che l’Isis ha posto di fronte la comunità musulmana alla necessità di dover rinegoziare la propria identità, prendendo le distanze da un’interpretazione che, pur trovando le basi del suo racconto nella fede islamica, in particolare nella versione purista fornita dalla salafiyya, ne strumentalizza gli aspetti più funzionali, inventando un ”Islam globale”, anastorico, scollegato dalla politica locale e senza alcun riferimento preciso alle fonti.

Il Califfato è un miraggio: è il mito di un’entità ideologica in continua espansione territoriale. La sua impossibilità strategica spiega perché coloro che con esso si identificano, anziché orientarsi verso gli interessi delle comunità musulmane locali, si identifichino con un  patto di morte.

Ho trovato, inoltre, particolarmente interessante l’analisi dell’immagine femminile proposta dall’Isis. La donna, per sua natura, rimane sottomessa all’uomo, ma diventa pari a lui, in quanto musulmana e combattente; la compagna, con cui condividere il progetto del jihad, assume per il terrorista un ruolo chiave; non è raro il matrimonio con donne convertite e la famiglia di origine ha poca voce in capitolo nella scelta del coniuge. Si tratta, paradossalmente, di una versione moderna della famiglia tradizionale islamica, dove la componente etnica assume una minore rilevanza, nel prendere moglie, rispetto alla comunione di intenti e dove la donna, cresciuta in Occidente, è abituata ad agire e decidere con maggiore libertà.

La concezione della donna e della morale sessuale fatta propria dall’Isis non è salafita, in quanto integra, paradossalmente, una maggiore autonomia della donna e una reazione alla sessualità “moderna” nelle sue forme perverse.

Per chi volesse approfondire il tema degli europei convertiti alla causa dell’Isis, consiglio la sconcertante biografia di Maria Giulia Sergio, a cura di Marta Serafini (Maria Giulia che divenne Fatima, edizioni Corriere della Sera. La 27 ora, 2015).

Arrivederci al prossimo articolo!

Scheda del libro

Titolo: “Generazione Isis. Chi sono i giovani che scelgono il Califfato e combattono l’Occidente”

Titolo originale: Le jihad e la mort 

Anno di pubblicazione:2016

Autore: Olivier Roy

Lingua originale: francese

Edizione nella foto: Serie Bianca, Feltrinelli

Genere: Saggio

Consigliato:

 

 



2 thoughts on ““Generazione Isis” di Olivier Roy”

  • Analisi approfondita e veramente interessante. Un modello interpretativo che mi pare possa offrire molte spiegazioni a comportamenti per noi altrimenti incomprensibili.
    Lo leggerò sicuramente. Grazie per la segnalazione.

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